Segui i soldi
La frase del grande martire Giovanni Falcone è sempre più vera.
Oggi mi sono preso una bella responsabilità. Ho risposto a un post del mio amico Fabio Bonciani che, essendo un grandissimo conoscitore della MMT, la possibilità di fare figure di …… è elevatissima. Vediamo se riesco a cavarmela.
Fabio, concordo pienamente e il tuo ragionamento è tanto semplice quanto devastante nella sua chiarezza.
Il punto di partenza è corretto: la moneta è creazione ex nihilo, sia pubblica che privata.
Dal punto di vista del circuito monetario, ciò che conta è che la moneta venga emessa che sia spesa pubblica a deficit o credito bancario privato.
Entrambi i canali immettono potere d'acquisto nell'economia reale e creano attività finanziarie nette per qualcuno.
La differenza fondamentale, lo sappiamo bene, è che la spesa pubblica crea Attività Finanziarie Nette (AFN) per il settore privato in aggregato, mentre il credito bancario crea un'attività per il debitore ma anche una passività speculare: la moneta-credito si autoannulla quando il prestito viene rimborsato.
È moneta che nasce e muore nel ciclo del debito.
Però, questo è il tuo punto cruciale, finché il credito bancario è in circolazione, è funzionalmente moneta. Alimenta i pagamenti, i salari e gli investimenti.
Se quello stock si restringe, lo stock di moneta operativa si restringe. Punto.
Il confronto Spagna/Italia/Francia è illuminante.
Spagna 1500 mld di debito pubblico e 1500 mld di credito bancario al settore privato: rapporto 1:1.
Francia probabilmente 1:1 o forse 1:2 come dice Zibordi (dato interessante da verificare con le statistiche BCE sulla M2/credito domestico).
Italia: 3000 mld di debito pubblico e soli 1500 mld di credito bancario con un rapporto 1:0,5.
Questo non è un dato neutro ma la fotografia di un'economia che è stata dissanguata da entrambi i lati simultaneamente: trent'anni di avanzi primari hanno drenato AFN dal sistema, e la contrazione del credito bancario ha ulteriormente ridotto lo stock monetario circolante.
Il risultato aritmetico è inevitabile: meno moneta in circolazione = meno domanda aggregata = PIL stagnante = salari fermi.
Non è un problema di competitività, non è colpa del cuneo fiscale, non è questione di riforme strutturali.
È semplicemente scarsità monetaria indotta da scelta politica scellerata.
Sulla storia degli avanzi primari, aggiungo: l'Italia ha trasferito risorse reali all'estero per decenni sotto forma di saldo positivo delle partite correnti e di interessi pagati ai creditori non residenti.
Questo mentre veniva drenata internamente.
Un capolavoro di impoverimento sistemico presentato come "rigore" e "credibilità".
La battuta sulle cipolle è esatta, non è una battuta.
Il PIL è denominato nella valuta di conto.
Se quella valuta scarseggia, il PIL espresso in quella valuta non può crescere, a prescindere da quante cipolle vengano prodotte.
È come pretendere che un rubinetto eroghi più acqua chiudendo il rubinetto a monte.
La "competitività" invocata dalla vulgata mainstream è irrilevante se la domanda interna è soffocata dalla mancanza di mezzo di scambio.
Le esportazioni possono compensare parzialmente, ma non possono sostituire un mercato interno funzionante per una grande economia come la nostra.
Sul punto di quel coglione di Zibordi sulla Francia:
se il dato fosse 1:2, sarebbe straordinariamente significativo.
Vorrebbe dire che le banche francesi hanno più che compensato ogni carenza di spesa pubblica con espansione creditizia privata, costruendo uno stock monetario circolante doppio rispetto al debito sovrano.
Se il sistema bancario è orientato a espandere il credito produttivo (non speculativo), può effettivamente sostenere la domanda aggregata in modo robusto.
Non è la soluzione MMT perché manca la componente di AFN nette che solo la spesa pubblica a deficit fornisce, ma è certamente meglio della desertificazione monetaria italiana.
Sulla proposta Mosler per l'Italia garanzia pubblica al credito privato.
Quella è una proposta genuinamente intelligente e pragmaticamente realizzabile anche dentro l'eurozona, perché non richiede formalmente "creazione di moneta sovrana" ma usa la garanzia statale come leva per espandere il credito bancario con orientamento produttivo.
È lo Stato che si sostituisce al proprio potere monetario con un potere di garanzia che è molto meno potente, ma non irrilevante. Mosler l'ha declinata in vari modi: garanzia sui prestiti alle PMI, credito garantito per l'occupazione, sussidi all'impiego mediati dal sistema bancario. Sono tutte varianti dello stesso principio: usare il bilancio pubblico come amplificatore del moltiplicatore creditizio, in assenza della possibilità di spendere direttamente a deficit senza vincoli.
La chiusura sul "minor indebitamento privato come virtù" è il punto più politicamente tagliente.
Quella narrativa è il trionfo dell'ideologia sulla realtà contabile.
Meno debito privato = meno moneta in circolazione.
Celebrare la "virtù" dell'Italia per il basso indebitamento delle famiglie italiane, mentre simultaneamente si piange per la stagnazione dei consumi, è semplicemente non capire come funziona il sistema monetario.
I due fenomeni sono la stessa cosa vista da angolazioni diverse.
La "prudenza" delle famiglie italiane non è una virtù culturale: è la risposta razionale a un sistema che ha gradualmente tolto loro il reddito e la sicurezza del futuro.
Risparmiano per paura, non per saggezza.
Il quadro complessivo che emerge è quello di un'economia che da trent'anni subisce un processo di deflazione monetaria strutturale a due lati contrazione fiscale e contrazione creditizia mentre il ceto dirigente e i "giornalai" continuano a parlare di riforme strutturali come se il problema fosse l'offerta e non la domanda.
Andare a fondo su questo tema, con i dati comparativi tra paesi eurozona sul rapporto debito pubblico/stock creditizio privato, sarà la mia prossima ricerca per il prossimo articolo.
